Nuova Lega, vecchia truffa

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Iniziamo a dar voti e a scrivere pagelle.

E iniziamo da una delle poche proposte politiche chiare che sia finora uscita in questo principio di campagna elettorale: l’accordo alla base della ritrovata unità, quella un po’ di malavoglia, fra il leader del PdL Silvio Berlusconi e la Lega Nord. “L’accordo scritto” fra il Cavaliere e Maroni, come dice Matteo Salvini, prevede che se la coalizione Lega-Pdl vincesse le elezioni, a Roma ci si spenderebbe per modificare il federalismo fiscale in modo che “il 75% delle imposte prodotte in Lombardia” restino sul territorio.

Si tratta, come ha scritto Luca Rifolfi sulla Stampa, di un’evidente boutade, una promessa elettorale senza senso visto che – a parte l’improbabile vittoria della coalizione di centrodestra – ci sarebbe da capire come una tale proposta possa impiantarsi sul quadro attuale del federalismo fiscale, come approvato dalla stessa coalizione di centrodestra nel 2009: una legge di riforma importantissima, celebrata anche dagli studi delle principali agenzie internazionali come l’Ocse che la ritengono una normativa rivoluzionaria, “quasi unica” nel quadro comparato.

«La Lega – ha commentato il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli – ha avuto il merito di aver portato in agenda il tema del federalismo fiscale ma oggi é una proposta di tutto il Pdl e di tutto il Parlamento che ha dato una risposta in appena sei mesi». Questo significa, ha detto il ministro leghista «che questo é un parlamento che produce, lavora e realizza grandi riforme».

Roberto Calderoli nel 2009, dopo aver espugnato Roma Ladrona

Solo tre anni dopo, hanno già cambiato idea. Quel che chiede la Lega oggi è qualcosa di diverso, una vera e propria inversione del rapporto fiscale fra Stato e Regione da essi disegnato: con la legge del 2009 alle regioni sono state concesse “imposte personali” o quote nelle imposte nazionali per coprire “i propri fabbisogni di spesa”; con la nuova proposta l’ente locale trattiene la maggioranza le imposte, e ne cede allo stato solo una parte. Insomma, il contrario dell’attuale assetto.

Purtroppo per la Lega, questo tipo di normativa sarebbe del tutto incostituzionale (o meglio: in frode alla Costituzione) visto che rimane scritto nel nostro Titolo V che è competenza esclusiva dello Stato sia “la perequazione delle risorse finanziarie” sia “la determinazione dei livelli essenziali di prestazioni”, proprio ciò che nella riforma del 2001, attuata da quella del 2009, è cardine: la questione dei costi standard, la redistribuzione verso le regioni meno abbienti dei proventi del federalismo fiscale.

Consentendo alle regioni del Nord di tenere presso di sé la maggior parte degli introiti, questo pronunciamento costituzionale diventerebbe lettera morta e sostanzialmente inattuabile, così da consentire a qualunque ente territoriale che si considerasse svantaggiato di impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale; insomma, per mettere al sicuro la proposta Berlusconi-Maroni, servirebbe una modifica della Carta, una retromarcia nettissima rispetto al 2001 e al 2009. In breve: la Lega e Berlusconi stanno rimettendo in discussione normative e leggi che hanno loro stessi approvato, e non lo dicono perché hanno bisogno di una bandiera da sventolare, perché sarebbe troppo lungo da spiegare, figuriamoci poi a farsi.

Non è finita. Il secondo cardine su cui si regge la rinnovata alleanza fra il Carroccio e Berlusconi è la cosiddetta “Euroregione del Nord”, un’espressione che è, di nuovo, priva di senso.

 Dobbiamo salvare lo sviluppo dei nostri territori. A noi interessa di piu’ il progetto di euro regione del nord, piu’ che la questione politica nazionale.

Roberto Cota, ieri

Ma l’Euroregione – ci dice Wikipedia – è un’istituzione di “cooperazione transfrontaliera”, ovvero, fra le regioni deve esistere una frontiera a separazione; e grazie alle potenzialità dell’Unione Europea questi territori si coordinano fra di loro, ad esempio a fini economici.

“A noi interessa l’Euroregione del Nord”, dice la Lega, il che è assurdo: supponiamo che le tre regioni del nord, Veneto, Piemonte e Lombardia, restino in Italia. A cosa servirebbe una cooperazione rafforzata fra di loro? A nulla, sono già nello stesso Stato, la moneta è la stessa, le comunicazioni sono libere. Ma ovviamente, è la secessione il fine della Lega, o no? E ancora una volta, anche se il sogno-nel-cuore dei lumbard si realizzasse, con la secessione delle tre grandi regioni settentrionali, non si capisce a cosa servirebbe un’Euroregione che riunisse tre regioni già autonome e indipendenti. O forse Maroni vuole creare due stati padani indipendenti da federare poi con questa fantomatica euroregione? Da pazzi. O da gente disperata.

Ma no, avremo capito male, si dirà: leggi meglio. Sì, dai, vediamo: Maroni ha parlato  della sua Euroregione nell’intervista al Corriere della Sera, in cui ha affermato di voler guardare “non più a Roma” ma “al di là delle Alpi”, alla Germania, all’Austria, alla Francia. E allora? Sorpresa sorpresa, Euroregioni che collegano Piemonte, Veneto, Friuli e altre regioni confinanti con le regioni limitrofe di altri stati “oltre le Alpi” esistono già: Euroregione Adriatica, che collega Friuli e Veneto, nonché Emilia e Marche, agli stati oltre la costa adriatica; Euroregione Alpi-Mediterraneo, che collega Provenza, Piemonte e Marsiglia; Euroregione Insubria, che connette mezza Lombardia alla Svizzera. Forse Maroni vuole fare una maxiregione con tutto il nord, la Baviera, il Rodano, che sostituisca le Euroregioni esistenti: si può fare, ma è un po’ diverso dall'”Euroregione del Nord”. E poi, perché non far funzionare le Euroregioni che esistono, invece di crearne di nuove, solo per raggranellare qualche voto in più?

Insomma, quelle della Lega sono boutade. Su vari giornali si sprecano i peana a Maroni, che avrebbe messo il Cavaliere al guinzaglio; ancora oggi su Repubblica Maroni si vanta di averlo “convinto” in una settimana. Ma convinto a far cosa, a promettergli cose irrealizzabili e inutili? Così ero buono pure io: la verità è che il Cavaliere, ancora una volta, li ha giocati.

Per la Lega il voto è 2, in Diritto Costituzionale e strategia politica.

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